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Cattolici Liberali Cristiani per la pace
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LINEE GENERALI PROGRAMMATICHE DI PARTITO
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ispirato ai principi cristiani e alla dottrina sociale,
dove trovino piena cittadinanza la centralità
della persona, la difesa della famiglia, la tutela della
vita e la solidarietà.
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Cattolicesimo e liberalismo:
Sul piano religioso, politico e morale il Programma si apre con l'impegno di difendere
"l'integrità della famiglia contro tutte le forme di dissoluzione e di corrompimento"
e di sostenere "la libertà civile in ogni grado, attenuando il più possibile
l'ingerenza dello Stato nella sfera privatistica. Non si può accettare lo Stato come
fonte di eticità - prova ne é la costante cronaca giornalistica quotidiana e
la gogna mediatica cui sono sottoposti i nostri politici - ne come fonte esclusiva del diritto.
Bisogna restituire all'individuo quanto gli viene costantemente sottratto dallo Stato e dalle
Sue Istituzioni.
Bisogna costituire una base più ampia di consenso attorno al Concetto del Cattolicesimo
e del Liberalismo, molto di più di quanto sinora abbia fatto l'attuale Cattolicesimo e
Liberalismo alle Libertà Moderne.
Deve essere contrastata una visione dello Stato e delle Sue Istituzioni Tutto, dello Stato
Panteista come risolutore di ogni aspetto della vita quotidiana; mentre viceversa deve essere
favorita ad ogni livello la conciliazione degli interessi delle varie parti del paese, attesa
l'eliminazione della divisione interclassista nella nazione. La vocazione deve essere, altrimenti
non potrebbe popolare, volendo con ciò significare l'integrazione e accettazione sostanziale
delle diversità delle varie parti che compongono il territorio nazionale, unico valore
imprescindibile e ricchezza inalienabile, fonte inesauribile di ricchezza spirituale e materiale.
La libertà non deve essere solo "formale ed esteriore" ma "intimamente sentita ed apprezzata
e sostanziale" come tale vissuta dall'intero corpo sociale: attraverso una Reale Novazione delle
Istituzioni, delle organizzazioni sindacali, dell'insegnamento, dell'approccio alla Religione.
Sul piano strettamente sociale si vuole promuovere una Società che tenda al miglioramento
costante di se stessa, una tendenza verso l'alto, alla gratificazione dell'essere agli occhi di
Dio, ma che non faccia del materialismo e dell'edonismo gli unici ideali possibili, consentendo
tuttavia a tutti realmente e non solo formalmente una vita decorosa nel rispetto dei principi
universali propri di tutte le Costituzioni Liberali : il diritto alla casa, al lavoro, la tutela
della famiglia nell'accezione tradizionale e così via...e non una Società come
quella attuale che tende a livellare verso il basso, a costituire classi di sottoproletariato e
di povertà diffusa, ove la criminalità organizzata o gli estremisti possono facilmente
attingere la propria manovalanza.
La qualificazione del Partito su basi religiose deve essere tuttavia solo un elemento, non deve
essere l'unica caratterizzazione "Non possiamo pretendere che nell'era contemporanea che la sola
forza religiosa sia la nostra sola azione politica". Ecco allora l'apertura al liberalismo,
all'accoglienza cattolica-cristiana della laicità, attesa la casa comune del progresso, e
alla riforma reale dello Stato.
I due termini non devono essere considerati antitetici: é il superamento delle opposte
tentazioni all'estremizzazione dei concetti: il Cattolicesimo é deve sempre essere prima
di tutto accoglienza, religione ma anche universalità, é la base fondante della
Nostra Società.
Mi gioiva osservare come nella Dichiarazione di Indipendenza Americana il riferimento cristiano
sia esplicito a Dio, e come tale fondamento abbia realizzato le premesse per uno Stato Libero e
Moderno, mentre viceversa la Dichiarazione francese dei Diritti dell'uomo e del cittadino,
affinandosi all'Essere Supremo, in breve tempo ha visto sbocciare la rivoluzione razionalista
nell'impero dittatoriale - da dove derivano la maggior parte dei Nostri mali attuali.
"Dubito che l'uomo possa mal sopportare ad un tempo una completa indipendenza di fede e un'intera
libertà politica" e sono pronto a credere che se una persona non ha fede, bisogna che si
asserva al potere, viceversa chi é libero bisogna che creda perlomeno negli ideali".
Ma secondo le leggi che governano il normale corso della vita chi somministra i mezzi di sussistenza
domina anche la volontà; se la libertà é violata in campo economico - come
accade oggi molto più che nel passato - é violata anche in campo culturale, in quello
politico e sociale e viceversa.
Sono tutti pessimi esempi del Nostro vivere quotidiano, per l'accesso negato dei diritti di studio,
di lavoro, di abitazione, di famiglia, di proprietà, di libera circolazione, di sicurezza,
e così via. E' quindi necessaria una maggiore libertà economica, maggiori e più
forti autonomie locali, maggiori libertà di istruzione e apprendimento, minori vincoli
burocratici, maggiore elasticità concettuale, rinnovamento della classe politica e degli
ideali, maggiore etica e morale ed educazione al vivere quotidiano, maggiore rispetto delle
differenze particolari e territoriali quale valore aggiunto e non disgregante.
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Unità politica dei cattolici:
L'unità politica dei cattolici, non può essere estranea all'idea di Partito, dal momento che di
fronte alla costante aggressione dei valori fondanti della Società, diviene assolutamente necessaria
ed indispensabile, come del resto non può essere limitata e circoscritta, abbracciando
necessariamente finanche le motivazioni politiche della mobilitazione e del risveglio delle
coscienze: "Venuto il momento di una difesa suprema dei valori cattolici o dei valori cattolici
aggrediti, i cattolici stessi non possono più fare a meno di adempiere al loro dovere". Ma deve
trattarsi di un vero Partito e non piuttosto come si assiste oggi a un "coacervo di Partiti il cui
unico scopo sono le Rendite di posizione", sia pure nel rispetto della pluralità di opzioni circa
l'azione cattolica.
Sentiamo tutti l'urgenza politica di attuare reali riforme del Sistema Istituzionale, tali da
lasciare tuttavia integra la libertà individuale e realizzare la democrazia più piena e completa.
Chiunque senta l'urgenza e indifferibilità politica di attuarle non può tuttavia prescindere da
"indicazioni precettive di moralità", la cui negazione o sottovalutazione ebbe già effetti negativi
e a lunga scadenza sulle Istituzioni con conseguenze gravi sia dal punto di vista politico ed
economico. Priorità alle infrastrutture, sistemazioni idrauliche e forestali,viabilità, ricerca,
nuove tecnologie, maggiore presenza sui mercati internazionali ed ambiente, seria formazione
professionale e culturale sono le premesse indispensabili per la ripresa di una nuova fase di
industrializzazione e per porre realmente fine alla stagnazione dell'economia e all'emergenza de
sistema previdenziale pensionistico e assistenziale che mina le ragioni stesse della nostra società.
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Sulla riforma elettorale:
Ogni sistema elettorale, al di fuori delle mitizzazioni, ha indubbie controindicazioni, presenta
per così dire i suoi inconvenienti. Potremmo ritenere che "a render meno acuti i poteri ricattatori
dei singoli parlamentari o partiti e a creare viceversa un maggiore spirito di tolleranza con delle
coalizioni efficienti e a togliere l'ingerenza governativa nelle elezioni, possa servire una
rappresentanza proporzionale meglio che un sistema uninominale, o maggioritario che sia, semmai
suffragato dalla reintroduzione delle preferenze e non scevro da un'ampia riforma del regolamento
parlamentare sottratto viceversa alla volontà dell'elettorato, e a criteri di responsabilità dei
singoli parlamentari nell'effettuazione delle proprie scelte".
Infatti, uno strumento di Giustizia elettorale, qual é la proporzionale, non deve divenire il mezzo
adatto ad un più ampio dominio dei partiti ovvero di pochi uomini quali i Segretari di Partito,
imponendosi di fatto al corpo elettorale, sostituendo la propria iniziativa a quella propria
parlamentare e governativa, al di sopra dello stesso potere assembleare, imponendo le proprie
direttive senza potere di replica e di pubblicità e diffusione. E' quindi necessario costituire un
Partito più elastico e dinamico possibile.
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Sburocratizzazione:
Si deve realizzare tra cattolici e laici quella integrazione di pensiero e politica rimasta nella
storia l'esempio più alto di efficienza governativa, tesa all'alleanza tra due tradizioni europee
di libertà,proprio quella cristiana e liberale, per un disegno capace di far convergere libertà e
solidarietà, stato nazionale e federalismo, eguaglianza di diritti e meriti. Rivolta ad "uno stato
di massa" promotore di solidarietà e di uguaglianza reale e non solo formale,"anche se per dare
frutti e non drammi deve essere illuminata da Dio, guidata dalla responsabilità - che si attua con
efficaci sistemi di controllo - e deve veder potenziati i vari centri sociali in grado di svolgere
funzioni vere di tutela.
Pericoli vengono dall'ampliamento surrettizio della mano pubblica nell'economia, sulle false
privatizzazioni e dalla crescita a dismisura del potere dei Segretari di Partito i cui interessi si
intrecciano con gli apparati dello Stato. Ne va confusa l' "apertura sociale" con "apertura
post-socialista o pseudo-comunista", responsabile la prima, in tale visione distorta, dell'affermarsi
nell'odierno di una visione post socialista o comunista che rifiuta la divisione in classi della
Società, il federalismo reale e possibile, e ritiene una politica di riforme possibile solo
attraverso l'alleanza politica o il trasformismo (Partito Democratico) coi partiti di sinistra.
L'errore degli statalisti ad ogni costo, siano essi conservatori o democratici, consiste pur sempre
nella credenza mai sopita che "lo stato controllando l'economia, avario titolo, possa assicurare ad
ogni cittadino il suo minimo vitale", mentre viceversa la storia non ci da un solo esempio di
benessere economico a base di economia statale, e neppure il contrario può fornire l'alibi per
svendere le partecipazioni statali "arricchendo i soliti furbetti del quartierino". Non si può
negare la necessità di interventi statali - pur consentiti dalla Comunità Europea - purché di
eccezione reale per casi realmente eccezionali, interventi veramente temporanei r realmente adeguati;
nego che lo stato debba annullare o annacquare la libertà economica (pensioni di reversibilità al
60% invece che all'80%, cumulo di altre pensioni e taglio, violazioni sulla privacy buste aperte
mod.730, obbligo di pagamenti di imposte tramite C/C da effettuarsi a cura di studi incaricati,
divieto di pagamenti in contanti, cambiamento di regole di pensionamento in corso di
maturazione....), sotto il pretesto della socialità non solo per il valore morale della libertà ma
anche perché i conti non tornano, siano i conti caso per caso, siano i conti generali del ciclo economico.
Le prospettive post-socialiste e comuniste della politica e dell'economia che oggi subiamo,
sono in sostanza soppressione di libertà, affossamento della personalità umana, dominio di una
oligarchia di funzionari gerarchizzati fra loro, con la conseguenza dell'aumento ipertrofico della
spesa pubblica e della diminuzione della produttività nazionale a vantaggio delle sole multinazionali,
banche, e grandi gruppi. Tali prospettive non sono solo ragione di danno economico ma soprattutto
corrompono la società politica, immiseriscono gli uomini, condannano la tirannia economica e
all'immoralità. Senza una reale riforma dell'apparato burocratico, semplificazione e riduzione
delle leggi, intelligibilità della norma, riscritturazione dei codici, dichiarazione esplicita di
interpretazione di norma, rispetto dei principi e delle norme di base, controllo dei controllanti
auto-controllori, interscambiabilità dei ruoli anche in termini di avanzamento di carriera per
merito e non solo per legittimità, un supplemento vero di eticità ad opera di un partito di
ispirazione cristiana, nessuna burocratizzazione seria potrà essere attuata.
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Federalismo:
Un impostazione innovativa non può prescindere dalla nozione federalista, da "un sobrio decentramento
regionale, amministrativo, giudiziario e finanziario". Scriveva Don Sturzo nel 1901: "io sono
unitario ma federalista impenitente. Lasciate che noi del meridione possiamo amministrarci da noi,
da noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri tributi, assumere le
responsabilità delle nostre opere, trovare l'iniziativa dei rimedi ai nostri mali". Ancor più Gaetano
Salvemini nel 1903: "Appunto perché bado alle necessità dell'Italia meridionale sono federalista".
"Finché vi sarà un potere centrale incaricato di distribuire le strade, ponti, etc....vi saranno
sempre sperequazioni artificiali e ingiuste fra le parti dello Stato. Saranno sempre i paesi più
potenti che assorbiranno la ricchezza a loro vantaggio e a danno dei più deboli&&.Sarà sempre la
guerra di tutti contro tutti per la conquista del bilancio nazionale". Bisognerebbe quindi ridurre
al minimo le competenze centrali e riformulare l'attuale Regionalismo, sebbene alcune funzioni
debbano in ogni caso essere esercitate a livello centrale (politica estera, monetaria, legislazione
civile, commerciale, penale).
E' oltremodo significativo il fatto che per un periodo non breve della storia italiana le più decise
rivendicazioni federaliste provengano proprio dal sud: ciò non deve stupire perché la redistribuzione
della ricchezza resa possibile dalla forzosa centralizzazione unitaria aveva effetto di creare
dissapori e malumori, fino ad allora inesistenti, fra le diverse aree geografiche del paese:
nell'800 e primo 900 la gente del sud si lamentava del fisco rapace e del protezionismo e danno
dell'agricoltura del sud e a vantaggio dell'industria del nord; nella seconda parte del 900, con
la nascita dello Stato Sociale la gente del nord si lamenta dell'assistenzialismo statale inefficace
e controproducente a favore del sud: oggi paradossalmente la fine del centralismo statale tornerebbe
a favorire, come un secolo fa, di nuovo il sud, vocato alla centralità del mediterraneo, all'energia
ambientale del solare e fotovoltaico, alla migliore vocazione turistica, ai prodotti alimentari doc,
docg, dop, ai trasporti con le autostrade del mare, etc&.Del resto il ruolo delle Regioni deve
essere in ogni caso ridefinito alla luce di un maggior protagonismo a livello europeo.Della stessa
struttura federalista non può neppure prescindere l'organizzazione stessa del Partito.
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Europeismo e regionalismo:
Il concetto di "Europa delle Regioni" esprime l'aspirazione,oggi assai diffusa, che l'unificazione
europea si realizzi né contro, né indipendentemente dalle Comunità di base, ma piuttosto in
conformità ai desideri e alle esigenze delle collettività locali e in particolare delle Regioni che
di queste collettività rappresentano in genere il momento più significativo. Ciò comporta una
ridefinizione del ruolo delle Regioni, di guisa che le stesse, riacquistata un'autentica autonomia
nel quadro dello Stato nazionale e nei confronti delle Istituzioni comunitarie, siano coinvolte in
misura non marginale nelle procedure decisionali dell'Unione, pervenendosi al limite ad una certa
riduzione della presenza delle strutture statali nella Comunità Europea, ritenuta talora eccessiva
ed esorbitante rispetto alle realtà delle Comunità di base. In questo senso, mentre ci appare
auspicabile la trasformazione dell'attuale Consiglio dei Ministri dell'Unione in una seconda camera
federale composta da delegazioni dei parlamenti nazionali, dove siano presenti altresì rappresentanti
delle Regioni, il Trattato di Maastricht si é già mosso nel senso di un maggior riconoscimento
delle realtà locali, con l'istituzione del Comitato delle Regioni e la riformulazione dell'art.146
del Trattato CEE in maniera di consentire la presenza di membri degli esecutivi regionali in
Consiglio dei Ministri, in sostituzione e su delega di rappresentanti dei governi nazionali.
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